III EDIZIONE – GIUGNO 2000

Sforziamoci di avere una mente sempre pura nei suoi pensieri, sempre retta nelle idee, sempre santa nelle sue intenzioni”.

Con questa esortazione scritta da Padre Pio si è dato il via, il 22 maggio scorso, alla terza edizione del premio “Padre Pio da Pietrelcina” organizzato dalla rivista.

Quest’anno si è voluto dare un carattere più sobrio alla manifestazione; è l’anno del giubileo ed il palcoscenico è la parrocchia di “S. Maria degli Angeli”, una  chiesa giubilare, nonchè la chiesa dove Padre Pio ha celebrato la sua prima e tante altre messe e partendo appunto dalla celebrazione dell’Eucarestia abbiamo dato inizio a questa premio che non vuole essere una serata di gala, ma un incontro fraterno per dare lustro alle sofferenze ed alla memoria dell’umile frate di Pietrelcina.

Il riconoscimento che è stato conferito ai premiati non è un punto di arrivo, ma un invito dell’uomo di Dio a far fruttificare i talenti che il Signore ha donato per divenire, grazie a questi loro tesori, nascosti o palesi, luce per se stessi e per il prossimo.

Padre Antonio Gambale, promotore del premio, nell’omelia, ha ringraziato tutti i convenuti e quanti ogni giorno in massa vengono nella terra di un frate che con la sua vita e la sua preghiera “continua a congiungere questo povero mondo al cielo dove si trova Gesù nostro fratello. In questa chiesa, a questo altare, Fra Pio veniva accompagnato dalla Madonna della Libera, a cui era devotissimo figlio, per celebrare i divini misteri.

E qui al termine della S. Messa, da giovane sacerdote, rimaneva in dolce colloquio con il suo Signore, l’Eucarestia, la fonte di nutrizione spirituale. Il Signore perdonerà tutti i nostri peccati dovuti alla debolezza umana, ma con più difficoltà rimetterà il peccato dell’indifferenza. Padre Pio ha avuto questa delicatezza nei riguardi dell’Eucarestia, si è sempre messo in devoto ringraziamento davanti a quella porticina che custodisce Gesù”. Concludendo padre Antonio ha augurato ad ognuno che Padre Pio “possa colmare il cuore di quella felicità che soltanto il Signore può donare, illuminando la nostra giornata e dando alla nostra esistenza la gioia di vivere, perchè lui, ripieno di Dio, avvicina a Dio. Deponiamo tutte le nostre pene, i nostri dispiaceri, le apprensioni e le sofferenze, sull’altare di Gesù affinché siano trasformate in gioia vera”.

Il proposito di questa serata è dunque l’impegno a costruire la pace rendendoci strumento di pace e di vita.

Ha presentato la manifestazione l’abilissima giornalista di Canale 5, della trasmissione televisiva “Verissimo”, Marcella Tonati Ferraro.

Il primo premio è per Sua Santità Giovanni Paolo II. A consegnarlo l’arcivescovo metropolita di Benevento S. Ecc. mons. Serafino Sprovieri. Un’ opera particolare, in bronzo, dello scultore Giuseppe Di Marzo, che simboleggia il momento forse più importante, a detta dello stesso Padre Pio, della sua vita e cioè la sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel Duomo di Benevento il 10 agosto 1910.

Vi è raffigurato un vescovo che impone le mani sul capo del giovane frate.

A S. Ecc. mons. Gianni Danzi, Segretario della Pontificia Commissione per lo Stato del Vaticano e Segretario generale del Governatorato, che consegnerà il premio al Pontefice, si è chiesto di portare i migliori auguri da parte di tutti noi per l’ottantesimo compleanno di Sua Santità, da poco compiuto, e l’esortazione ad una preghiera per la comunità piertrelcinese ed i devoti di Padre Pio.

Il secondo premio è andato all’arma dei Carabinieri che per la sua proverbiale fedeltà ha preso come modello la Vergine.Il Pontefice Pio XII dichiarò “la Beatissima Vergine Maria” invocata con il titolo di “Virgo Fidelis” Patrona Celeste dell’Arma dei Carabinieri. Il 21 novembre, data in cui viene celebrata la Virgo Fidelis, coincide con la consacrazione pubblica di Maria alla fedeltà del Signore, e con l’olocausto di quel battaglione di Carabinieri che in Africa settentrionale fece “il supremo sacrificio della vita”.

Il premio per l’Arma dei Carabinieri è andato al Generale Elio Toscano, comandante della regione Campania.

Un ringraziamento questo soprattutto per l’opera che i Carabinieri costantemente svolgono sul territorio pietrelcinese a servizio e a salvaguardia dei numerosi pellegrini che ogni hanno visitano i luoghi di Padre Pio. di tutti i carabinieri grati di questo premio per quello che Padre Pio rappresenta, non soltanto nella sua spiritualità e nel messaggio evangelico, ma anche per quello che era ed è diventato: “era un figlio del popolo che è diventato riferimento per i semplici ed i potenti – ha sottolineato il Generale – “così come i nostri carabinieri, ogni giorno, si sforzano di essere punto di riferimento per l’intera società”.

E’ la volta  del giornalista e scrittore Enzo Biagi. La signora Idina Gardini, presidente del premio, ha letto un messaggio del giornalista nel quale si scusa per non poter essere presente per sopravvenuti impegni di lavoro: “Non posso essere con voi e mi scuso, ma ti prego di dire grazie a tutti per questo riconoscimento così generoso. Sentii parlare di Padre Pio in anni lontanissimi dal figlio del suo primo biografo, Luciano Del Fante, …assistendo ad una sua messa si può dire di Padre Pio che ‘incuteva un grande rispetto’…”.

Ed ora un premiato noto nel mondo della televisione come l’avvocato “della piazza” ma potremmo dire che ormai è un pietrelcinese adottivo perchè qui è di casa: l’avvocato Antonio Pandiscia. Gli è stato chiesto di esprimere la sensazione che ha provato al suo primo incontro con Padre Pio. “Ero piccolissimo, avevo dieci anni,  – ha raccontato Pandiscia – mi portarono i miei genitori a S. Giovanni Rotondo per conoscere Padre Pio. Rimasi profondamente turbato, scioccato, la notte non dormii, ma quando tornai a casa dissi ai miei fratelli con la spregiudicatezza di quell’età: ‘oggi ho conosciuto Gesù’. ‘Come Gesù, non dire bugie’ risposero i miei fratelli, ed io ‘Beh! Padre Pio ha le stimmate come Gesù!’. Da allora tantissimi altri incontri; ho avuto modo di fargli la prima intervista quando avevo 18 anni ed innumerevoli altre fino all’ultima, nella Pasqua del 1968 per il settimanale Gente, era il periodo della fine della guerra in Vietnam e gli dissi: ‘Padre ha sentito parlare della pace in Vietnam?’, ‘Eccome – mi rispose – io prego sempre e tu mi stai facendo perdere tempo perchè mi sospendi la preghiera’. E poi tantissimi ricordi che conservo gelosamente; vedo qui il calciatore Ancelotti, io ho una foto che ritrae un episodio di quelli particolarmente simpatici a cui Padre Pio ci ha abituato. Doveva giocare l’Inter, capolista, contro il Foggia che stava in serie A e che naturalmente davano tutti per sconfitto. Quel giorno con Helenio Herrera dell’Inter ed il presidente del Foggia andammo da Padre Pio. Il presidente sconsolato disse rivolto al Padre: ‘il Foggia deve giocare con l’Inter…’. ‘Embè – rispose Padre Pio – vince il Foggia’. Gli interisti sorrisero ed invece il Foggia, con grande sorpresa di tutti gli sportivi, vinse per 3 a 2, l’Inter vinse comunque il campionato di calcio. Per concludere ringrazio tutti voi e Michele Guardì che mi ha dato la possibilità di parlare di Padre Pio in televisone. Adesso molti si interessano di Padre Pio perchè è il santo che va di moda, ma undici anni fa quando Guardì mi chiamò per fare il consulente dei ‘Fatti vostri’ alla mia richiesta di trattare dell’argomento rimase stupito, poi una mattina mi disse che avrebbe fatto uno speciale su Padre Pio. La trasmissione fece dieci milioni di telespettatori e Guardì in un suo libro ha scritto: ‘Padre Pio è uno spot del cielo’ ”.

Dopo l’intervento dell’avvocato Pandiscia è stata la volta di un premio speciale in ricordo di papà Grazio e mamma Peppa (genitori di Padre Pio), a due coniugi provenienti da Nizza, in Francia: Pierre e Marise Casinì. Una sezione di olmo, come quello sotto al quale Padre Pio ricevette le stimmate di Piana Romana,  sormontata da un medaglione in bronzo ideato dal pittore Francesco Gentile e scolpito dall’artista Vincenzo Gagliardi dove è raffigurato Padre Pio attorniato dai suoi genitori, dai compagni di giochi, primi ad ascoltare il suo messaggio evangelico, e da Mary Pyle, protestante americana convertitasi al cattolicesimo. Un affettuoso saluto anche ad i componenti il gruppo di preghiera francese che tutti gli anni e per più volte all’anno vengono a Pietrelcina. Un gruppo attivo a diffondere la figura ed il messaggio di Padre Pio, dedito soprattutto ad opere di beneficenze, in una città, Nizza, “dove è stato molto difficile poter parlare della figura e dell’insegnamento di un frate che prega”, come ha ribadito Pierre Casinì ringraziando tutti ad iniziare dal parroco alla redazione della rivista, all’amministrazione comunale e a tutti quei pietrelcinesi che andando a Nizza hanno dato testimonianza di fede in Dio e devozione a Padre Pio.

Altro premio speciale in ricordo di “Mary Pyle”, benefattrice che si è spogliata di tutte le sue ricchezze per mettersi a servizio della Chiesa al seguito di Padre Pio, alla memoria dell’ing. Umberto Simoni. Ha ritirato il premio la signora Biancamaria Simoni Gualdesi, figlia dell’ingegnere che realizzando la famosa ‘Lettorina’ volle che i proventi di quell’invenzione andassero per la costruzione dell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Parlando di gruppi di preghiera e figli spirituali di Padre Pio non si poteva non premiare un confratello del frate pietrelcinese: Padre Marciano Morra, segretario generale dei gruppi di preghiera istituiti da Padre Pio, che ci ha descritto un pò del carattere del Beato, severo con chi aveva bisogno di avere scossa la coscienza, ma pronto a mostrare le tenerezze di un padre che accoglie il proprio figlio, lo rincuora e gli dà fiducia.

Un giorno – racconta padre Marciano – andò a S. Giovanni Rotondo un giovane sacerdote cappuccino in crisi, padre Enrico da Gela, adesso vecchietto di 84 anni. Nel corridoio del convento si incontra con Padre Pio e gli chiede di confessarsi. Padre Pio quasi infastidito lo allontana, ma il giovane frate insiste dicendo che si tratta di cosa molto seria e grave. ‘Beh! dimmi quello che devi dire – esclama Padre Pio – e poi ti confesserai domani’. Il frate siciliano preoccupato riferisce che una donna si è innamorata di lui, accorgendosene da una serie di attenzioni che questa gli rivolgeva, non ultima una lettera dove vi era scritto: ‘Tu sei il mio sole…’ e Padre Pio con atteggiamento sarcastico ridicolizzando il tutto disse: ‘Domani mattina alle tre passo per la tua camera, ti busso e vieni con me sul coro che ti confesso’. La mattina seguente dopo la confessione Padre Pio aggiunse: ‘scommetto che tu hai un forte desiderio ma ti vergogni di dirmelo… tu vuoi vedere le stimmate’. Si toglie i guanti: ‘Che merito ho io di portare queste stimmate, le porto proprio per gli altri’. Poi con le mani senza guanti accarezza il volto di padre Enrico e se lo stringe al petto: ‘Non ti preoccupare, sii sereno e sii fedele alla chiamata del Signore’.

Chi era Padre Pio? Questo aneddoto è esemplificativo: era un padre che amava, capì che un giovane in crisi aveva bisogno di aiuto, di affetto ed un cammino di speranza e Padre Pio gliel’ha dato”.

Una targa è stata donata al giornalista Filippo Anastasi, responsabile RAI Giubileo e vice direttore Giornale Radio per la sua opera che svolge a servizio dell’evangelizzazione. “Sono abituato per il lavoro che svolgo – ha detto Anastasi – a stare vicino al Santo Padre ed ogni volta mi emoziono molto, nonostante abbia fatto più di quaranta viaggi al suo seguito, ma è nulla rispetto all’emozione che provo nell’essere qui stasera a ricevere il premio Padre Pio e di essere premiato insieme a Sua Santità”.

Il premio al calciatore ed allenatore Carlo Ancelotti ha suscitato molto entusiasmo tra i tifosi presenti. Alla domanda se è possibile conciliare l’insegnamento di umiltà di Padre Pio con la vita di un calciatore fatta di notorietà e di conti a nove zeri, Ancelotti ha risposto: “Se uno decide di fare il calciatore pensando al conto in banca difficilmente potrà realizzarsi in questo settore. L’umiltà e l’altruismo sono componenti fondamentali nello sport e come si vince nello sport si può vincere nella vita, perchè credo che lo sport è un’ottima scuola di vita. Sono orgoglioso di questo premio, non so se l’ho meritato, certamente cercherò di esserne degno per il futuro. Grazie”.

Ed infine il premio ad un personaggio televisivo che chiamiamo di volta in volta con il nome di Comitato, Commissione, Condominio, altri non è che l’autore e regista Michele Guardì. Applauditissimo dal pubblico in sala ci ha fatto partecipi di una sensazione che ha colto poco prima di ricevere il premio: “Stavo pensando che io, uomo di spettacolo, quello che fa la televisione, mi sentivo, mentre ero seduto ad aspettare, straordinariamente a mio agio e mi chiedevo, solo per tre secondi, il perchè. Sono andato indietro col pensiero a circa 45 anni fa. Io ho cominciato a fare «spettacolo» dentro la chiesa madre del mio paese, dove davanti ad un altare ho letto una bella lettera ad un monsignore, vescovo di Agrigento, S. Ecc. Fasola, del quale ho appreso con emozione essere in corso la causa di beatificazione. Nel leggere questa lettera mi piacque molto parlare in pubblico, mi sentivo già uno che entrava nel mondo dello spettacolo ma in un contesto come questo: una chiesa. Il Vescovo santo mi mise una mano sulla testa e mi disse: ‘andrai lontano’. Non so se sono andato lontano è certo che sono arrivato qui in un’altra chiesa, dove, secondo il mio pensiero, questa sera si chiude un cerchio importante. Non ho vergogna a dire che sono commosso”.

E con Michele Guardì si è conclusa la terza edizione del premio Padre Pio. Non una serata mondana ma un gioviale invito di un uomo, che abbracciando la croce ancora oggi, dice a tutti noi: “…tutto il nostro tempo deve essere impiegato a riparare per il passato, a proporre per l’avvenire”.